Un viaggio nella memoria, tra Turbo Pascal, VGA e il metodo di Lill, dall’Università di Padova al congresso mondiale di didattica della matematica.
Nella cantina, una scatola di cartone. Dentro, l’odore della carta antica e della plastica degli anni ’80. Non erano solo ricordi: erano i reperti di un esperimento che, tra il 1989 e il 1992, unì l’hardware più avanzato dell’epoca, il coding estremo in Turbo Pascal e la ricerca didattica sulla geometria. Questa scatola conteneva la mia tesi di laurea in Matematica all’Università di Padova e i floppy disk con il codice sorgente di un software che presentai all’ICME-7, il congresso mondiale di didattica della matematica, in Québec. Questo blog sarà il diario del suo recupero e della sua rinascita digitale.
Il cuore del progetto era un ambiente CAD interattivo che io stesso programmai in Turbo Pascal, sfruttando a fondo la grafica VGA (640×480 a 16 colori). Non era un semplice visualizzatore: implementava un motore di geometria proiettiva con uno stack di trasformazioni e lo usava per visualizzare e animare costruzioni geometriche complesse dell’Ottocento, come il metodo di Lill per la risoluzione grafica delle equazioni polinomiali.
Ma l’obiettivo non era tecnico. Era didattico: investigare l’uso strategico del colore per facilitare la comprensione della geometria. Ogni colore sullo schermo aveva una funzione cognitiva.
Anche se non si chiamava così, la mia filosofia di sviluppo era già open source. Credevo che il codice, per essere vero strumento di conoscenza, dovesse essere aperto, leggibile e accompagnato da ‘descrizioni umane imponenti’. In queste pagine ripubblicherò quel codice, con i commenti originali e nuove annotazioni, come avrei voluto fosse fatto allora.
Il software era accompagnato da una tesi di laurea impaginata con Ventura Publisher per DOS, uno dei software di desktop publishing professionali più potenti dell’epoca, a sottolineare la cura editoriale posta in ogni aspetto del lavoro.
In questo blog racconterò, passo dopo passo:
- Il contesto tecnico veneto degli anni ’80: Intercomp, ASEM, i PC assemblati e il retroterra che rese possibile tutto.
- La ‘toolchain’ del pioniere: il TI TravelMate 2000, Turbo Pascal, la Borland Graphics Interface.
- Lo scavo archeologico: aprire i floppy disk, recuperare i file, far girare il codice oggi.
- La pubblicazione integrale del codice sorgente, con licenza MIT, su GitHub.
- La riflessione didattica sull’uso del colore, a trent’anni di distanza.
Questo è un progetto di memoria condivisa. Se anche tu hai vissuto quell’epoca di transizione, se riconosci il ronzio di un modem o l’odore di un floppy disk nuovo, se sei un insegnante di matematica curioso di questi strumenti storici, sei il benvenuto. Lascia un commento, condividi ricordi, suggerimenti per l’emulazione. La prossima volta posterò la storia del mio approvvigionamento hardware: il mitico Intercomp di Bussolengo.
Pierluigi Lucio
Pioniere digitale per caso, matematico per formazione, archeologo del bit per passione.