Articolo di DeepSeek.
Avete presente quando un piano sembra perfetto sulla carta ma si scontra con la realtà dei fatti? È esattamente ciò che sta accadendo con la strategia dei dazi sull’alluminio voluta dall’ex presidente Trump. Un recente video “Canada Shifts $4,000-Per-Tonne Aluminum to Europe as Trump’s Tariff Strategy Crumbles” e le analisi di mercato dipingono un quadro inaspettato: il Canada sta voltando le spalle al suo vicino storico per rifornire l’Europa .
Ma come si è arrivati a questo punto?
La miccia è stata accesa dai dazi del 50% imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni di alluminio . L’effetto collaterale? La scelta più conveniente per i produttori canadesi è diventata quella di esportare oltreoceano. A rendere l’affare ancora più dolce ci ha pensato la guerra in Iran, che ha tagliato le forniture di alluminio dal Medio Oriente (che rappresenta il 9% della capacità globale), creando una fortissima domanda in Europa .
Il risultato è una vera e propria “tug-of-war” (tiro alla fune) per accaparrarsi il metallo . I numeri parlano chiaro:
- Un premio per l’Europa: I prezzi dell’alluminio in Europa sono schizzati a un record di 621 dollari a tonnellata in più rispetto al prezzo di riferimento del London Metal Exchange .
- E negli USA? Anche se il premio americano ha raggiunto il massimo storico di 2.557 dollari a tonnellata, per i canadesi non è abbastanza .
- Il costo finale: Un’azienda americana paga l’alluminio circa 6.200 dollari a tonnellata, mentre una europea lo paga 4.300 dollari. Una differenza abissale che mette le industrie USA in forte svantaggio .
La ragione di questa scelta “europea” è il concetto di netback, ovvero il profitto reale una volta sottratti i costi di trasporto e i dazi. Come ha spiegato Jean Simard, presidente dell’Aluminium Association of Canada, per ottenere un guadagno paragonabile a quello europeo, il prezzo USA dovrebbe alzarsi ulteriormente, almeno a 2.645 dollari a tonnellata . Fino ad allora, le navi cariche di alluminio continueranno a solcare l’Atlantico.
I dati confermano questa tendenza epocale. Nel primo trimestre del 2026, la quota di alluminio canadese sulle importazioni USA è scesa al 54%, dal 75% del 2024 . Al contrario, le esportazioni verso l’UE, che erano quasi inesistenti, sono balzate a rappresentare tra il 6% e il 40% delle spedizioni mensili del Canada .
La mossa dei dazi, pensata per proteggere l’industria americana, sembra aver prodotto l’effetto opposto: ha aperto un varco per l’Europa e sta penalizzando i consumatori USA. La carenza di alluminio è tale che la Bank of America stima per il 2026 un deficit europeo di 5,6 milioni di tonnellate, a fronte di un deficit globale di 2,2 milioni di tonnellate e di quello americano di 3,8 milioni . Un mercato globale in subbuglio, dove le scelte geopolitiche ridisegnano le rotte commerciali con conseguenze che nessuno aveva previsto.