I robotaxi ZOOX sono finalmente a Las Vegas! Ecco come sono

Dialogo con Gemini.

Ciao, il mercato dei robotaxi in USA e Cina è legale, ed in Europa?

Ciao! La risposta breve è: no, non è illegale, ma le regole in Europa sono talmente severe e frammentate che, fino ad ora, hanno reso quasi impossibile lanciare un servizio commerciale di robotaxi come quelli che vedi a San Francisco o a Pechino.

La situazione sta cambiando proprio nel 2026, ma l’approccio europeo è radicalmente diverso da quello americano o cinese. Vediamo come funziona questa “asimmetria” normativa.

1. USA e Cina: Approccio “Sperimenta e Correggi”

In entrambi i Paesi il mercato è legale e ormai maturo, ma con logiche differenti:

  • Stati Uniti: Stati come la California o il Texas hanno dato il via libera commerciale (grazie a aziende come Waymo di Alphabet o Zoox di Amazon) adottando un approccio basato sulla self-certification. Le aziende testano su strada e, se sorgono problemi o incidenti, le autorità intervengono ex-post (dopo).
  • Cina: Città come Pechino, Shenzhen e Shanghai hanno creato zone speciali enormi per permettere a colossi come Baidu e Pony.ai di far pagare i biglietti ai clienti su flotte di centinaia di veicoli totalmente driverless (senza conducente). Lo Stato spinge fortissimo sulla tecnologia come asset strategico.

2. Europa: Il “Principio di Precauzione” e il Codice della Strada

In Europa la situazione non è regolata da un divieto assoluto sui robotaxi, ma da una serie di barriere legislative e filosofiche:

  • L’omologazione preventiva: A differenza degli USA, l’Europa richiede che un veicolo dimostri di essere sicuro prima di essere messo in commercio o su strada su larga scala.
  • La Convenzione di Vienna sulla circolazione stradale: Questo trattato internazionale (che regola la guida in Europa) ha storicamente imposto che un veicolo debba sempre avere un conducente umano pronto a prendere il controllo. Anche se i recenti emendamenti aprono alla guida autonoma, recepire queste norme nei singoli codici della strada nazionali (come quello italiano o tedesco) richiede anni e una burocrazia pesante.
  • Frammentazione: Ogni Stato membro ha le sue regole sui permessi di sperimentazione. Un’autorizzazione ottenuta in Germania non vale automaticamente in Italia o in Francia.
  • Responsabilità civile ed etica: Le norme europee (incluso l’AI Act) sono rigidissime sulla trasparenza degli algoritmi e sulla responsabilità in caso di incidente. Se un software fa un errore, la catena di responsabilità tra costruttore, sviluppatore del software e operatore della flotta è un nodo legale ancora intricatissimo.

Cosa sta succedendo nel 2026? Il debutto europeo

Le cose si stanno sbloccando. Proprio quest’anno l’Europa sta vedendo il debutto dei suoi primi veri servizi su larga scala, ma partendo da Paesi con normative locali più flessibili:

  • Zagabria (Croazia) fa da laboratorio: La startup croata Verne (in collaborazione con Uber e la cinese Pony.ai) ha scelto proprio la capitale croata per lanciare un servizio pilota di robotaxi, che servirà da modello per capire come far dialogare la tecnologia con i regolatori europei.
  • La Germania fa scuola: È stata tra le prime a creare un quadro normativo per la guida autonoma di Livello 4 (quella in cui il sistema gestisce tutto in aree delimitate), aprendo la strada a test commerciali mirati, ma sempre sotto strettissima sorveglianza.

In sintesi, mentre negli USA e in Cina i robotaxi sono già una realtà commerciale quotidiana che macina milioni di chilometri, in Europa siamo ancora nella fase in cui la tecnologia deve adattarsi a maglie burocratiche e di sicurezza strettissime.

C’è qualche aspetto specifico della normativa o della tecnologia che ti incuriosisce di più?

Quanto vale il mercato europeo? E i principali fornitori sono USA o Cina?

Il mercato dei robotaxi in Europa riflette perfettamente la prudenza normativa di cui parlavamo: i numeri sono ancora piccoli, ma il potenziale di crescita è enorme.

Mentre il mercato globale dei veicoli autonomi (che include software e ADAS avanzati per auto private) muove miliardi, il segmento verticale dei robotaxi commerciali in Europa ha un valore specifico molto più contenuto rispetto a USA e Cina.

Quanto vale il mercato europeo dei robotaxi?

Nel 2026, il mercato dei robotaxi commerciali (servizi di ride-hailing senza conducente privato) in Europa è stimato attorno ai 700-800 milioni di dollari.

Sebbene la cifra sembri modesta se paragonata ai miliardi investiti complessivamente nella guida autonoma, il tasso di crescita (CAGR) previsto per i prossimi dieci anni supera il 23% annuo, con proiezioni che vedono il mercato europeo sfondare i 5,5 miliardi di dollari entro il 2035. I motori principali di questa crescita iniziale sono la Germania, la Francia e la Spagna, che stanno creando corsie preferenziali per i progetti pilota nelle grandi città.

Chi controlla il mercato? USA, Cina o Europa?

Se guardiamo ai fornitori di tecnologia, siamo davanti a una dinamica complessa: le tecnologie core (hardware e algoritmi avanzati) sono dominate da USA e Cina, ma l’Europa sta imponendo una strategia di “integrazione locale”.

Le case automobilistiche europee non vogliono cedere il controllo delle loro strade e preferiscono stringere partnership strategiche piuttosto che farsi sostituire.

1. I giganti USA (La tecnologia di riferimento)

Gli Stati Uniti guidano lo sviluppo del software di guida autonoma profonda di Livello 4.

  • Waymo (Alphabet): È il punto di riferimento globale. Non opera ancora con flotte proprie in Europa, ma la sua tecnologia e le sue partnership industriali pesano moltissimo sulle scelte dei costruttori europei.
  • Tesla: Con la sua tecnologia basata solo sulle telecamere (Full Self-Driving), spinge molto sul mercato europeo delle auto private avanzate (Livello 2+/3), sebbene il lancio di una rete robotaxi europea si scontri con l’omologazione dei regolatori.

2. L’offensiva Cinese (I partner commerciali)

La Cina usa una strategia aggressiva legata all’esportazione di intere piattaforme tecnologiche pronte all’uso.

  • Pony.ai: È uno degli attori più attivi nel vecchio continente. Proprio quest’anno, la sua tecnologia sta sbarcando a Zagabria (Croazia) grazie a un accordo strategico con Verne (la sussidiaria di mobilità autonoma della croata Rimac) e Uber.

3. La risposta Europea (L’integrazione e il Trasporto Pubblico)

L’Europa si sta difendendo concentrandosi su servizi commerciali di ride-pooling (navette e taxi collettivi) integrati con il trasporto pubblico locale, più che sul taxi privato singolo.

  • Volkswagen (MOIA): In Germania, Volkswagen sta testando intensamente a Amburgo i suoi ID.Buzz autonomi con l’obiettivo di integrarsi nel sistema di trasporto pubblico cittadino.
  • Mobileye: Pur essendo una sussidiaria dell’americana Intel (con solide radici in Israele), Mobileye fornisce i chip di percezione e la tecnologia per la guida autonoma alla maggior parte dei costruttori europei (tra cui Porsche e il Gruppo Volkswagen), rendendola il vero “cervello” invisibile di gran parte dei test europei.

L’Europa, quindi, non sta comprando robotaxi “chiavi in mano” americani o cinesi, ma sta forzando i fornitori esteri a integrare i loro software e sensori all’interno di veicoli e consorzi europei per rispettare i severi standard di sicurezza e privacy (GDPR e AI Act) del continente.